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Celebrazione ecumenica nella Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani 2017

 barca

Saluto del priore dell’abbazia di Maguzzano, don Pietro Cunegatti

donpietro

Canto di ingresso della tradizione ortodossa in lingua romena
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C.: Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo...duecoriste2
T.: Amen.
C.: La grazia e la pace di Dio che ci ha riconciliati a lui per mezzo di Cristo, sia con tutti voi
T.: E con il tuo spirito.

Testimonianza

1967, da Milano eravamo andate in viaggio studio a Berlino.
Quando il treno era arrivato alla frontiera con la Germania dell’est erano saliti dei Vopos, Volkspolizisten, con i mitra in spalla e avevano controllato ogni scompartimento, che non ci fosse nessuno nascosto sotto i sedili o sopra le valige sulle reticelle. Avevano controllato che nessuno portasse né libri, né giornali o riviste. Nulla di stampato. E quando il treno si era fermato in aperta campagna erano scesi coi mitra puntati verso il treno.
Restando nella parte ovest della città, da una piattaforma rialzata si poteva guardare oltre il muro. Una cinquantina di metri senza costruzioni, solo con filo spinato. Al di là le case con le finestre murate. Sul muro ogni pochi metri torrette con due o tre Vopos con i mitra.
E se una mattina mi fossi svegliata a Milano con un muro così lungo il corso Buenos Aires? Non sarei più potuta andare a scuola. Mio padre non sarebbe potuto andare al lavoro. Non avrei più potuto rivedere la mia migliore amica.
Il muro divide, distrugge famiglie e amicizie, possibilità di lavoro e di vita.
Poi, non molti anni dopo, mi sono sposata e sono andata a vivere nella Repubblica Federale Tedesca. Nei primi anni qualcuno ancora parlava di riunificazione. Man mano però si era diffusa un’atmosfera diversa. Di fondo non ci credeva più nessuno. Ci si era fatta l’abitudine. Persino ai morti, uccisi nei tentativi falliti di oltrepassare il muro, sopra o sotto.
E il settembre ‘89. A Lipsia sono cominciate le manifestazioni del lunedì. A decine di migliaia con candele accese a scandire: Noi siamo il popolo. Lunedì dopo lunedì. E pian piano anche in altre città della Germania dell’Est. La tensione e la preoccupazione crescevano. Cosa avrebbe fatto Honnecker? Avrebbe chiesto l’intervento della Russia? Gorbaciov, come si sarebbe comportato? Avrebbe mandato i carri armati? Sarebbe stata una nuova Praga?
E nessuno osava immaginare, sperare che sarebbe successo ciò che sembrava impossibile. La sera del 9 novembre, incollati alla televisione. Prima non si capiva cosa stesse succedendo. Le notizie si accavallavano. Si vedeva la calca nel settore est premere contro il muro. E poi a un tratto il varco si è aperto e un fiume di gente è passata a ovest. Una cosa incredibile. Il muro, rimasto impenetrabile per 28 anni, si stava dissolvendo davanti ai nostri occhi.
Ciò in cui nessuno aveva più veramente creduto, ciò in cui non avevamo più riposto le nostre speranze, è accaduto.

C.: Cari fratelli e sorelle in Cristo, quest‘anno molti cristiani e molte chiese celebreranno l‘anniversario della Riforma. L‘apostolo Paolo ci rammenta che Dio ci ha riconciliati per mezzo di Gesù Cristo e che l‘amore di Cristo ci spinge ad essere ministri di riconciliazione. Celebriamo e lodiamo il Signore insieme, nell‘unità dello Spirito Santo.

Salmo 98

Coro: Cantate al Signore un canto nuovo, alleluja.
Egli ha fatto meraviglie, alleluja.

L. e tutti:
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d'Israele.fedeli salmo

Coro: Cantate al Signore.....

Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!
Cantate inni al Signore con la cetra,
con la cetra e al suono di strumenti a corde;
con le trombe e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.

Coro: Cantate al Signore.....

Risuoni il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene a giudicare la terra:
giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.

Coro: Cantate al Signore.....

C.: Nel corso dei secoli, ci sono stati molti movimenti di rinnovamento nella Chiesa, che è sempre bisognosa di conversione al suo capo che è Cristo. A volte questi movimenti hanno portato a divisioni non intenzionali. Questa circostanza contraddice ciò che Cristo ha chiesto al Padre nel vangelo di Giovanni 17, 23: – Così potranno essere perfetti nell‘unità, e il mondo potrà capire che tu mi hai mandato, e che li hai amati come hai amato me.
Confessiamo i nostri peccati, causa di tanti muri di divisione fra noi, e preghiamo di ricevere il perdono e la guarigione per le ferite che sono state provocate dalle nostre divisioni.

Breve pausa di silenzio

C.: O Dio, nostro Padre celeste, veniamo a te nel nome di Gesù. Sperimentiamo il rinnovamento mediante lo Spirito Santo, eppure ancora continuiamo a costruire mura che ostacolano la comunione e l‘unità. Portiamo ora innanzi a te i mattoni di questi nostri muri e preghiamo per il tuo perdono e la tua guarigione.

T.: Amen.

Vengono portati a tre a tre i mattoni per costruire il muro. Appena messi al loro posto, il lettore inizia:da riceve scatola

L.: O Dio ricco di grazia, l‘amore di Cristo ci spinge a chiedere perdono per ogni circostanza in cui abbiamo mancato all‘amore, ci siamo macchiati di odio e disprezzo e ci siamo spesso denunciati e falsamente accusati a vicenda. Ti preghiamo umilmente:

T.: Perdona i nostri peccati, come noi perdoniamo coloro che ci offendono.

Coro: Kyrieda coro costruzione muro

L.: O Dio ricco di grazia, l‘amore di Cristo ci spinge a chiedere perdono per ogni forma di giudizio e discriminazione, di persecuzione e di tortura che ci siamo inflitti reciprocamente e per aver mantenuto la ferita della divisione nelle nostre chiese. Ti preghiamo umilmente:

T.: Perdona i nostri peccati, come noi perdoniamo coloro che ci offendono.

Coro: Kyrie

L.: O Dio ricco di grazia, l‘amore di Cristo ci spinge a chiedere perdono per aver bandito i nostri fratelli e sorelle dalle nostre comunità in passato e per gli atti di intolleranza religiosa oggi, per tutte le volte che abbiamo fatto la guerra l‘uno contro l‘altro nel tuo nome e perché viviamo come cristiani divisi e lontani dalla comune chiamata a guarire il creato. Ti preghiamo umilmente:

T.: Perdona i nostri peccati, come noi perdoniamo coloro che ci offendono.

Coro: Kyrielettori muro

L.: O Dio ricco di grazia, l‘amore di Cristo ci spinge a chiedere perdono per ogni nostro abuso di potere, per tutte le volte in cui ci siamo estraniati dai nostri fratelli e sorelle cristiani e dalla comunità in cui viviamo e per il nostro orgoglio. Ti preghiamo umilmente:

T.: Perdona i nostri peccati, come noi perdoniamo coloro che ci offendono.

Coro: Kyriezelinskij muro

C.: O Signore Dio nostro, guarda a questo muro che abbiamo costruito, che ci separa da te e gli uni dagli altri. Perdona i nostri peccati. Guariscici. Aiutaci a superare tutte le barriere di divisione e rendici uno in te.

T.: Amen.

Musica meditativa (organo)

I Lettura
Ezechiele 36, 25-27
Verserò su di voi acqua pura e vi purificherò da ogni vostra sporcizia, dai vostri idoli. Metterò dentro di voi un cuore nuovo e uno spirito nuovo, toglierò il vostro cuore ostinato, di pietra, e lo sostituirò con un cuore vero, ubbidiente. Metterò dentro di voi il mio spirito e vi renderò capaci di ubbidire ai miei ordini, di osservare e di applicare le leggi che vi ho dato.

Meditazione di padre Vladimir Zelinskij, ortodosso

Verserò su di voi acqua pura e vi purificherò da ogni vostra sporcizia, dai vostri idoli. E’ facile riconoscere in questa parola profetica l’immagine del battesimo cristiano. Il battesimo si fa con acqua pura, la cui purezza proviene da una benedizione speciale. E’ proprio con la benedizione del Regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che inizia il battesimo ortodosso, e la stessa benedizione segna anche la “partenza” della Divina Liturgia: così i due sacramenti sono legati, perché il battesimo e poi la celebrazione eucaristica ci portano alle soglie del Regno. Ma chi può osare avvicinarsi al Regno, partecipare a questi sacramenti, senza purificare il suo cuore fino in fondo? L’antica profezia rimane anche oggi un appello, anzi, un obbligo per tutti i fedeli: non soltanto per chi sta per essere battezzato, ma anche per chi battezza. Il sacerdote che amministra questo sacramento supplica il Dio misericordioso e compassionevole, Chi scruta i cuori e le reni e conosce i segreti degli uomini, di non distogliere da lui il Suo volto, di non guardare i suoi peccati in quell’ora: ossia nel momento del sacramento, quando il tempo deve sparire. “Riproduci” prega il sacerdote rivolgendosi al Padre celeste “l’immagine del Tuo Cristo in colui / colei che vuole rinascere, malgrado la mia indegnità, edificalo/a sul fondamento dei Tuoi Apostoli e dei Tuoi Profeti e non lo/a rigettare, ma piantalo/a come una pianta di verità nella tua Santa Chiesa Cattolica e Apostolica, e non lo/a sradicare, affinché egli/ella cresca nella pietà e glorifichi il Tuo tuttosanto Nome, Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli”.
Cosa vuole esprimere questa preghiera? Che l’uomo – il cosiddetto ministro di culto, non si sente degno davanti – per così dire – all’Oggetto del suo culto, davanti all’atto che sta per compiere. Che il sacramento del battesimo ci introduce al mistero del Regno promesso in cui si entra solo con il cuore nuovo e lo spirito nuovo. Vuol dire che il cuore ostinato, quello di pietra, occorre lasciarlo sulle soglie del Regno per sostituirlo con il cuore di Cristo. Tale sostituzione – o trasformazione – richiede il lavoro lungo e faticoso dell’uomo, ma prima di tutto la grazia di Dio. Fra le tante preghiere ortodosse c’è anche questa: Toglimi il cuore di pietra e dammi il cuore di carne. Il cuore di carne è semplicemente il cuore umano, disarmato, palpitante, in cui Dio può entrare senza troppi ostacoli per farne la Sua abitazione. Come dice Gesù nel Vangelo di Giovanni: Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui (Gv 14, 23b).zelinskij
Questa piccola teologia spirituale non è tanto lontana dal nostro tema dell’unità: è proprio in quella dimora di cui parla il Vangelo che possiamo riscoprirci gli uni gli altri e condividere tra noi l’ineffabile presenza di Dio che si manifesta e si fa vedere nell’immagine del Cristo. Non conosco una formula migliore per la riscoperta unità dei cristiani che questa: ritrovare il cuore comune, condividere con l’altro fratello il cuore nuovo riempito da Cristo; togliere il cuore di pietra, indurito dalle vecchie guerre, dalle contrapposizioni millenari, dai sospetti, dalle gelosie e sostituirlo con il cuore umano capace di ascoltare e di sentire i doni di Dio nei cuori degli altri. Si raggiunge la terra comune solo con il cuore puro, liberato dal “sacro” rancore. Certo, abbiamo strade diverse per scoprire o scovare in noi stessi quel cuore di cui parla il profeta. Vi sono tanti sentieri che conducono alla sorgente di acqua pura. Vi sono anche modi diversi per purificare il cuore, ma queste diversità possono diventare uno stimolo in più per cercare l’unità anche nella corsa verso la meta comune.
Dice il profeta nel nome del Signore: Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo. Il desiderio e l’iniziativa di Dio vengono prima di tutto, perché solo Lui può cambiarci. Ma anche Lui ha bisogno di collaboratori: possiamo essere collaboratori, forse più pigri che laboriosi, ma il lavoro fatto insieme riesce meglio.
Ho cominciato a parlare del battesimo perché proprio il battesimo è l’unico sacramento che è riconosciuto reciprocamente e ufficialmente da tutte le Chiese cristiane che confessano la fede trinitaria e battezzando invocano il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. A partire da questo riconoscimento si delinea già il cammino da compiere, anche se forse non sarà tanto breve.

Salmo 18, 26-33 cantato in lingua romena

Con chi è fedele, tu sei fedele
e con l‘uomo retto anche tu sei retto.
Con chi è puro, tu sei puro,
ma con i malvagi sai essere astuto.
Perché tu, Signore, liberi gli oppressi
Signore, tu dai luce alla mia lampada;
mio Dio, tu rischiari le mie tenebre.
Col tuo aiuto respingo un esercito,
con te, mio Dio, scavalco anche le mura.
Perfetto è l‘agire di Dio!
La sua parola è degna di fede.
Egli è scudo per chi in lui si rifugia.
Chi è Dio, se non il Signore?
Chi è la roccia, se non il nostro Dio?
È Dio che mi riempie di forza
e fa più sicuro il mio cammino.

II Lettura
2 Corinzi 5,14-20
Infatti, l‘amore di Cristo ci spinge, perché siamo sicuri che uno morì per tutti, e quindi che tutti partecipano alla sua morte. Cristo è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per lui che è morto ed è risuscitato per loro. Perciò, d‘ora in avanti non possiamo più considerare nessuno con i criteri di questo mondo. E se talvolta abbiamo considerato così Cristo, da un punto di vista puramente umano, ora non lo valutiamo più in questo modo. Perché quando uno è unito a Cristo, è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate; tutto è diventato nuovo. E questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ha dato a noi l‘incarico di portare altri alla riconciliazione con lui. Così Dio ha riconciliato il mondo con sé per mezzo di Cristo: perdona agli uomini i loro peccati e ha affidato a noi l‘annunzio della riconciliazione. Quindi, noi siamo ambasciatori inviati da Cristo, ed è come se Dio stesso esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo da parte di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.

Meditazione del pastore luterano Urs Michalke

Care sorelle, cari fratelli in Cristo,
quando l’apostolo Paolo diventò cristiano, giunse ad una nuova, radicale, convinzione: uno è morto per tutti! Gesù ha abbandonato la propria vita affinché tutti potessero guadagnare la vita. Gesù è morto per tutti, per gli Ebrei, ma anche per i pagani, i Greci e i Romani, come anche per i figli di Israele. Chi crede in Gesù diventa uno dei figli di Dio, come si dice nel Vangelo di Giovanni: “A tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome” (Gv 1,12). Essere figlio di Dio significa avere Dio come padre. Essere figlio di Dio significa anche far parte della famiglia dei figli di Dio, avere sorelle e fratelli di tutti i popoli della Terra. La fede in Gesù Cristo non cambia soltanto il nostro modo di pensare, bensì tutto il nostro essere – anche i nostri relazioni con altri fedeli.michalke Così si esprime Paolo: „Quando uno è unito a Cristo, è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate; tutto è diventato nuovo.” Queste parole descrivono in primo luogo la prospettiva di Dio. Quando un essere umano si converte a Cristo ed accetta da Lui il perdono dei peccati e una nuova vita, allora egli è un uomo nuovo davanti a Dio. I suoi errori del passato non hanno più importanza; la sua colpa viene estirpata; è giustificato davanti a Dio „per sola fede e per sola grazia“.
Ciononostante, anche se siamo diventati figli di Dio, siamo sempre e continuiamo a rimanere esseri umani, con errori e deficienze, siamo e continuiamo a rimanere peccatrici e peccatori...
Paolo, nella sua Lettera ai Romani, descrive questo tipo di esperienza: „Difatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no. Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio” (Rom 7,18s). Così, per tutta la nostra vita, non siamo liberi da mancanze ed errori e dobbiamo sempre ricorrere al perdono di Dio.
Questo vale tanto per noi come individui, quanto per le Chiese di cui facciamo parte... Tra i peccati delle Chiese si annovera il fatto che esse hanno preteso di rivendicare per sé la grazia del perdono di Dio e la salvezza, mentre sono rimaste dure e inconciliabili nei confronti di altre Chiese. Per secoli le Chiese si sono giudicate le une le altre a causa delle loro diversità, contribuendo così a rendere più profonda la divisione, ritenendosi uniche detentrici della piena verità della fede. La Bibbia identifica questo comportamento come peccaminoso e cattivo: „Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo [...] Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.” (1Gv 4,20*-21)
I altre parole: l'amore per Dio e quello del nostro prossimo non possono essere divisi tra di loro; l'uno non è possibile senza l'altro. Come potremmo allora noi, cristiane e cristiani di diverse confessioni, trattarci come estranei o senza amore, se vogliamo essere amati figli di Dio?! Come possiamo vivere senza essere riconciliati tra di noi, quando pretendiamo di essere gli unici detentori del perdono di Dio?
„L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione!“ „L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione!“ La riconciliazione ha inizio là, dove cominciamo a riconoscere le nostre mancanze e a confessare reciprocamente le nostre colpe. E' proprio questo che abbiamo appena fatto in questa celebrazione di questa sera e, costruendo, dalle pietre della nostra colpa, un muro visibile, ci siamo resi conto di ciò che si frapponeva fra di noi e che ci ha separati gli uni dagli altri. Tuttavia, ciò che ci differenzia non deve dividerci: „Accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti”, scrive Paolo ai Romani (Rom 15,7).
Come cristiani e cristiane possiamo accettarci a vicenda, condividendo la nostra fede in una diversità riconciliata, se ci concentriamo su colui che è comune a tutti quanti noi e che costituisce il centro della nostra fede: Cristo, il Redentore.
Nello scritto comune del Vaticano e della Federazione Mondiale Luterana si dice pertanto: „[Nella ecumene cristiana] dovremmo sempre partire dalla prospettiva dell’unità e non dal punto di vista della divisione, al fine di rafforzare ciò che abbiamo in comune...”
Che la grazia di Dio e l’amore di Cristo che ci spinge verso la riconciliazione e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi! Amen.

Coro: Alleluja

Vangelo di Luca 15,11-32
Gesù raccontò anche questa parabola: 'Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse a suo padre: 'Padre, dammi la mia parte d'eredità'. Allora il padre divise il patrimonio tra i due figli.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane vendette tutti i suoi beni e con i soldi ricavati se ne andò in un paese lontano. Là, si abbandonò a una vita disordinata e così spese tutti i suoi soldi.
Ci fu poi in quella regione una grande carestia, e quel giovane non avendo più nulla si trovò in grave difficoltà. Andò da uno degli abitanti di quel paese e si mise alle sue dipendenze. Costui lo mandò nei campi a fare il guardiano dei maiali. Era talmente affamato che avrebbe voluto sfamarsi con le ghiande che si davano ai maiali, ma nessuno gliene dava.
Allora si mise a riflettere sulla sua condizione e disse: Tutti i dipendenti di mio padre hanno cibo in abbondanza. Io, invece, sto qui a morire di fame. Ritornerò da mio padre e gli dirò: Padre ho peccato contro Dio e contro di te. Non sono più degno di essere considerato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi dipendenti.
Si mise subito in cammino e ritornò da suo padre.
Era ancora lontano dalla casa paterna, quando suo padre lo vide e, commosso, gli corse incontro. Lo abbracciò e lo baciò. Ma il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro Dio e contro di te. Non sono più degno di essere considerato tuo figlio.
Ma il padre ordinò subito ai suoi servi: Presto, andate a prendere il vestito più bello e fateglielo indossare. Mettetegli l'anello al dito e dategli un paio di sandali. Poi prendete il vitello, quello che abbiamo ingrassato, e ammazzatelo. Dobbiamo festeggiare con un banchetto il suo ritorno, perché questo mio figlio era per me come morto e ora è tornato in vita, era perduto e ora l'ho ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore, intanto, si trovava nei campi. Al suo ritorno, quando fu vicino alla casa, sentì un suono di musiche e di danze. Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa stava succedendo. Il servo gli rispose: È ritornato tuo fratello, e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello, quello che abbiamo ingrassato, perché ha potuto riavere suo figlio sano e salvo.
Allora il fratello maggiore si sentì offeso e non voleva neppure entrare in casa. Suo padre usci e cercò di convincerlo a entrare.
Ma il figlio maggiore gli disse: Da tanti anni io lavoro con te e non ho mai disubbidito a un tuo comando. Eppure tu non mi hai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici. Adesso, invece, torna a casa questo tuo figlio che ha sprecato i tuoi beni con le prostitute, e per lui tu fai ammazzare il vitello grasso.
Il padre gli rispose: Figlio mio, tu stai sempre con me e tutto ciò che è mio è anche tuo. Non potevo non essere contento e non far festa, perché questo tuo fratello era per me come morto e ora è tornato in vita, era perduto e ora l'ho ritrovato''.

Meditazione di don Luca Merlo, prete cattolico

Nel novembre scorso ho partecipato ad un convegno dal titolo suggestivo:
Giubileo della Misericordia e giubileo della Riforma: una prossimità feconda?
Credo sia stato scelto per ricordarci che è soltanto dall’esperienza della misericordia, che in Gesù si è resa visibile e ha raggiunto il suo culmine, che nasce e cresce il desiderio della riconciliazione fra i cristiani e fra le Chiese.
La parabola che abbiamo appena ascoltato è forse la dimostrazione più evidente che misericordia e riconciliazione non soltanto non si possono separare, ma che una chiama sempre in gioco l’altra.donlucamerlo Il motivo che ha spinto Gesù a raccontare questa parabola, e che già ne dischiude la prospettiva di fondo, è racchiuso nei primi due versetti del capitolo 15:
«Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”».
Contrariamente alle aspettative, Gesù si rende conto che sono soprattutto le persone di cattiva reputazione a dimostrarsi più disponibili e accoglienti nei suoi confronti; il suo messaggio e i suoi gesti suscitano invece la reazione negativa degli scribi e dei farisei, che proprio in ragione della loro fede, avrebbero dovuto ascoltarlo.
La struttura del racconto, ci fa capire quanto sia inesatta la denominazione che tradizionalmente è stata data alla parabola, detta “del figlio prodigo”: la parabola infatti non parla di un solo figlio, ma di tutti e due. Ascoltandola poi, scopriamo che il vero protagonista è il padre. È attorno a lui, infatti, che si snodano i percorsi dei due figli.
Questa parabola è una delle perle del Vangelo: la conosciamo bene tutti anche per la straordinaria ricchezza di particolari che in questi duemila anni sono stati evidenziati.
Eppure, a ben vedere, la parabola presenta qualche stranezza e rimane incompleta...
Anzitutto non si nomina la madre. Forse perché la figura di questo padre è così ricca da incarnare anche e soprattutto i tratti materni.
La parabola poi non ci informa riguardo alla reazione dei due figli. Il figlio minore si può presumere che abbia accettato di far festa, mentre del maggiore non sappiamo nulla.
Il racconto, insomma, rimane incompiuto e, in un certo senso, ci lascia un po’ insoddisfatti. Forse, ci saremmo aspettati, come nelle favole, un lieto fine: “Vissero tutti felici e contenti”! Ma così non è perché questa non è una favola, ma è il racconto di quanto sia sorprendente l’amore di Dio padre e, allo stesso tempo, di quanto sia difficile accettarlo.
Soltanto l’amore di Cristo può vincere le nostre resistenze e spingerci alla riconciliazione!
La prima e più difficile conversione a cui Gesù invita i suoi interlocutori di allora e di oggi, sta proprio nella fatica di accogliere un Dio che ci ama in questo modo.
Per essere cristiani non basta credere in Dio, ma occorre accogliere un Dio così!
Questo provoca un nuovo sguardo su di noi e sugli altri, che valgono non per quello che fanno, ma per il fatto di essere amati da Dio.
Aprirsi a questo Dio e convertirsi a Lui vuol dire prima di tutto accettare questa logica e lasciarsi amare come Lui ama, in modo incondizionato e gratuito; questo, mentre ci libera e ci salva, cambia anche il nostro modo di amare gli altri.
Ed è proprio ciò che interessa a Dio: non essere amato, ma sapere che noi ci amiamo.
Rivolgendosi al figlio maggiore, a conclusione della parabola, il padre gli ripete che: “Bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
Colui che è tornato non è più soltanto “mio figlio”, ma è soprattutto “tuo fratello”!
Dio manifesta la sua paternità nel prendersi cura della nostra fraternità.
La parabola ci aiuta a capire, anzitutto, che la misericordia non è una parola astratta, ma un dono che ci mette in cammino.
Papa Francesco lo riassumeva efficacemente aprendo l’Anno Santo:
«La misericordia è la parola-chiave per indicare l’agire di Dio verso di noi. Egli non si limita ad affermare il suo amore, ma lo rende visibile e tangibile. L’amore, d’altronde, non potrebbe mai essere una parola astratta. Per sua stessa natura è vita concreta: intenzioni, atteggiamenti, comportamenti che si verificano nell’agire quotidiano. La misericordia di Dio è la sua responsabilità per noi. Lui si sente responsabile, cioè desidera il nostro bene e vuole vederci felici, colmi di gioia e sereni. È sulla stessa lunghezza d’onda che si deve orientare l’amore misericordioso dei cristiani. Come ama il Padre così amano i figli. Come è misericordioso Lui, così siamo chiamati ad essere misericordiosi noi, gli uni verso gli altri» (Misericordiae Vultus, 9).
Tutto questo è ancor più vero sul versante ecumenico.
La vicenda tormentata di Lutero nasce da una domanda, che è anche nostra:
“Come posso trovare un Dio misericordioso?”
La riconciliazione tra i cristiani e le diverse Chiese, e quindi la vera fraternità, è possibile soltanto accettando un Dio che si rivela come Padre ricco di misericordia il quale desidera che i figli vivano da fratelli accettando di compiere un cammino che, pur su strade diverse, porta all’unico Signore.
La parabola si conclude con un banchetto, segno di festa per il figlio che è tornato a casa. Dio padre che invita i suoi figli a condividere l’unico banchetto ci trovi pronti e desiderosi a compiere passi di riconciliazione per poter celebrare anche noi presto l’eucaristia insieme.

Mentre viene smantellato il muro di divisione e i mattoni vengono disposti a forma di croce:

Coro :
O notte luminosa più del giornocoro2
o notte più fulgente della luce
o notte santa tanto a lungo di attesa
o notte in cui ci insegni la tua via..

Tu spogli l’avversario già sconfitto
infrangi le catene della morte
rigeneri nel fonte nuove vite
erompe in te il mistero dell’amore.

Il tuo chiarore dissipa le tenebre
l’origine dei secoli precede
e dona trasparenza a ogni cosa
in sé rinnova tutto l’universo.

La crocenostra Pasqua Cristo si è immolato
e dal suo corpo steso sulla croce
è scaturito il fiume della vita
che il mondo intero salva dalla morte.

E l’uomo liberato dal peccato
un canto nuovo canta al suo Signore
cammina nella gioia insieme a Lui
nel Soffio eterno che rinnova il mondo.

C.: Preghiamo: O Dio ricco di grazia e Padre celeste, abbiamo udito la tua parola di riconciliazione a te per mezzo del tuo Figlio Gesù Cristo, nostro Signore. Per la potenza dello Spirito Santo, trasforma il nostro cuore di pietra. Aiutaci a diventare ministri di riconciliazione e sana le divisioni delle nostre chiese, affinché possiamo meglio servire come strumenti delle tua pace nel mondo.

T.: Amen.

pace1pace2C.: La pace del Signore sia con voi sempre. Scambiamoci un segno di pace.

fedeli credo2








C.:
Ed ora uniamo le nostre voci e diciamo insieme:

Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra
e in Gesù Cristo, Suo unico Figlio, nostro Signore,
il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine,
patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna. Amen.

Preghiere di intercessione

Dopo ogni petizione un fedele accende una candela dal cero posto al centro e rimane accanto alla croce. Lasciare il tempo sufficiente perché si possa accendere la candela.

L.: O Dio Onnipotente, Tu hai mandato il tuo Figlio Gesù Cristo per riconciliare a te il mondo. Ti lodiamo per quanti hai inviato, sostenuti dalla potenza dello Spirito, a predicare il vangelo a tutte le nazioni. Ti ringraziamo perché, grazie alla loro preghiera e alla loro opera, in ogni parte della terra si è radunata insieme una comunità di amore. Possa il tuo Spirito risvegliare in ogni comunità fame e sete di unità in te. Preghiamo il Signore:

Coro e tutti: Signore, ascolta la nostra preghiera

L.: accensione candela lettoriO Dio ricco di grazia, ti preghiamo per le nostre chiese. Colmale di verità e di pace. Dove la fede è corrotta, purificala; dove i fedeli si sono perduti, riconducili; dove vengono meno nel predicare il vangelo, rinnovali, dove danno testimonianza alla giustizia, rafforzali, dove sono nel bisogno, sostienili, e dove sono divisi, riuniscili. Preghiamo il Signore:

Coro e tutti: Signore, ascolta la nostra preghiera

L.: O Dio creatore, ci hai fatti a tua immagine e redenti per mezzo del tuo Figlio Gesù Cristo. Volgi il tuo sguardo compassionevole all‘intera famiglia umana; allontana l‘arroganza e l‘odio che macchiano i nostri cuori, demolisci le barriere che ci dividono; uniscici in legami di amore. E anche nella nostra debolezza, compi il tuo disegno sulla terra, cosicché ogni popolo e nazione possa servirti in armonia. Preghiamo il Signore:

Coro e tutti: Signore, ascolta la nostra preghiera

L.: O Spirito datore di vita, siamo stati creati per diventare una cosa sola in te e condividere questa vita sulla terra con i nostri fratelli e sorelle. Donaci la conversione del cuore. Risveglia in noi la compassione e l‘amore. Dacci forza e coraggio per operare la giustizia, per costruire pace, per dare conforto ai malati e ai morenti e per condividere tutto ciò che abbiamo con i bisognosi. Preghiamo il Signore:

Coro e tutti: Signore, ascolta la nostra preghiera

fedeli candele accese2I quattro passano attraverso l’assemblea con la luce del cero, accendendo le candele finchè ciascun fedele abbia una candela accesa. Poi il celebrante prosegue:

celebranti candele acceseC.: Una candela accesa è un simbolo profondamente umano: illumina la tenebra, crea calore, sicurezza e comunità. Simboleggia Cristo, luce del mondo. Quali ambasciatori di Cristo porteremo questa candela al mondo, nei luoghi oscuri dove la lotta, la discordia e la divisione impediscono la nostra comune testimonianza. Possa la luce di Cristo operare la riconciliazione nei nostri pensieri, nelle nostre parole e opere.
Ricevete la luce di Cristo e portatela nei luoghi bui del nostro mondo! Siate ministri di riconciliazione! Siate ambasciatori di Cristo! E ci accompagni sempre il Signore nostro Padre, al quale eleviamo il canto con le parole che ci ha insegnato Gesù:

Coro e tutti:

Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione
ma liberaci dal Male.
Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli.

C.: Ci rivolgiamo a te, o Dio misericordioso:
Fa‘ che tutti coloro che cercano la riconciliazione possano sperimentare il tuo sostegno per proclamare le tue grandi opere di amore!
Te lo chiediamo nel nome del tuo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore.

T.: Amen.

C.: La benedizione di Dio onnipotente,
Padre, Figlio e Spirito Santo sia con voi e con voi rimanga sempre.

T.: Amen.

C.: Andate in pace.

T.: Rendiamo grazie a Dio.

Coro: Magnificat