Don Calabria Pioniere dell'Ecumenismo

… l'unità è stata rotta perché si era raffreddata la carità: amore di Dio, amore dei fratelli. Il cammino inverso vuole che si ravvivi la carità nei cuori degli uomini; la carità prepara l'unità. Bisogna dunque riaccendere l'amore di Dio nei cristiani; bisogna riaccendere nei cristiani l'amore del prossimo. (Don Calabria)1


 

San Giovanni Calabria (Verona 1873 ‒ 1954) è stato uno dei pionieri dell'ecumenismo all'interno della Chiesa cattolica, anticipando il Vaticano II. Non era un teologo, che affrontava le divergenze confessionali in modo accademico, ma il suo impegno per l'ecumenismo nasce direttamente dalla sua spiritualità: cioè dall'amore alla chiesa e l'amore alle anime. Spesso nel contesto dell'ecumenismo egli parla della carità, amore dei fratelli. Cercava quindi l'incontro con le persone – personalmente o per corrispondenza.


Molto illustrativo per il suo modo di andare incontro alle persone è questo episodio che lui stesso racconta in una lettera ai suoi religiosi: “Tempo fa la Provvidenza accompagnò da noi un pastore protestante in divisa di soldato; io gli disse qualche parola buona;
Che cosa si può fare con la carità (Don Calabria)
che siamo tutti fratelli, figli del medesimo celeste Padre, che considerasse la nostra casa come la sua, che io lo tenevo come fosse dei miei. ‘È la prima volta – mi disse – che io sento parlare così; le sue parole mi hanno fatto una grande impressione, le ricorderò sempre; se dappertutto ci fosse questa carità scambievole, non vi sarebbe bisogno d'altro, il mondo sarebbe già tutto cristiano’. Vedete, dunque, che cosa si può fare con la carità.”2
 
 


 
Da dicembre 1945 fino a giugno 1947 era ospite a Maguzzano il metropolita ortodosso rumeno Visarion Puiu che era dovuto fuggire dai comunisti sovietici. Spesso don Calabria andava a trovarlo e fra i due nacque una stretta amicizia fondata su un ecumenismo spirituale molto vicino uno all' altro. Quando il metropolita decise di spostarsi in Svizzera e poi in Francia, l'amicizia continuò “con un a fitta corrispondenza epistolare”3.
 
Fra le sue corrispondenze ‒ che lui stesso considerava “importantissime”4 ‒ con “fratelli separati” le più estese sono quelle con Lewis e Wiman neglil anni 1947-1953:
Mi sono sforzato di … esporre … nei miei libri quelle verità che, per grazia di Dio, dopo tanti peccati e tanti errori, sono ancora comuni. (C.S. Lewis a Don Calabria)

Con l'anglicano C.S. Lewis, scrittore e professore di letteratura inglese all'università di Oxford. In una lettera a don Calabria Lewis scrive: “Tuttavia io laico (...) mi sono sforzato di fare ciò che unicamente mi sembra di poter fare: cioè lasciare le questioni più sottili sulle quali vi è discussione tra la Chiesa romana e i protestanti ed esporre invece nei miei libri quelle verità che, per grazia di Dio, dopo tanti peccati e tanti errori, sono ancora comuni. (...) Oltre a questo io ho sempre pensato di dover fraternamente dialogare per quanto possibile con tutti quelli che si chiamano cristiani; se questo lo facessero costantemente tutti, non sarebbe lecito sperare che l'unità di amore e di opere sarebbe affrettata di parecchi anni (...).”5
… affinché infiammati dalla carità, con una sola mente e un sole spirito meritiamo di essere uniti quanto prima dal Signore sotto un unico pastore. (Don Calabria a Sune Wiman)

Col pastore luterano svedese Sune Wiman. Dopo aver letto in una rivista una lettera di Wiman sull'unità dei cristiani, don Calabria apre la corrispondenza fra altro con queste parole: “Godo (...) nel sentire che la vostra comunità di Eskilstuna prega per l'unità dei cristiani; io, vicino a voi, in spirito fraterno, unisco di cuore la mia preghiera unisona alla vostra, affinché infiammati dalla carità, con una sola mente e un sole spirito meritiamo di essere uniti quanto prima dal Signore sotto un unico pastore.”6

E Wiman risponde: “Ho ricevuto con gioa la sua lettera e subito mi sono inginocchiato davanti all'altare del Signore nella mia chiesa e ho pregato per Lei e per la Casa Buoni Fanciulli.”7

Da allora le lettere del sacerdote cattolico e del pastore luterano vanno regolarmente in tutte e due le direzioni.

Andare loro incontro (Don Calabria)
 
Ai tempi di Don Calabria nel contesto dell'ecumenismo si parlava spesso del “ritorno dei fratelli separati”. Lo faceva anche lui, ma mentre l'interpretazione comune era quella che la Chiesa cattolica non doveva fare altro che aspettare che ritornassero, Don Calabria sottolineava “che bisogna fare quanto era possibile per andare loro incontro.”8
Facendo i primi passi verso di loro (Vaticano II)
Qui siamo all' atteggiamento del Concilio Vaticano II che dice: “ I fedeli cattolici bisogna che senza esitazione siano solleciti verso i fratelli separati nell'azione ecumenica, … facendo i primi passi verso di loro.”9
Questo è solo un piccolo esempio di come il Vaticano II ha accolto le idee ed i desideri dei pionieri dell'ecumenismo.
 
Ed oggi?
Così il concilio Vaticano II ha aperto nuove vie verso l'unità. Anche se ormai è passato mezzo secolo, c'è ancora tanta strada da fare. Ci sono al lavoro commissioni di teologi esperti, ma anche noi nel nostro piccolo possiamo contribuire con la preghiera, con l'incontro, con lo studio per conoscere meglio l'altro ed i problemi che impediscono tuttora l'unità. In questo spirito in abbazia è attivo anche il gruppo laicale SAE (Segreteria Attività Ecumeniche) di Maguzzano e di Brescia, spazio di incontro e di dialogo per tutti i cristinani e per i fratelli ebrei.
 
 

1-2 e 4-8  Citazioni di Don Calabria ed i suoi corrispondenti tratti da:
Eugenio dal Corso, Il Servo di Dio Don Giovanni Calabria e i Fratelli Separati, Tesi di laurea, Pontificia Università Lateranense, Verona 1974

1 p. 32

2 p. 31

3 Dal Corso, ibid., p. 77

4 p. 73

5 p. 79

6 p. 84

7 p. 85

8 p. 104

9 Unitatis redintegratio, citazione tratta da Eugenio Dal Corso, op. cit., p. 106